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Nel caso vagliato dalla Cassazione si tratta di unanomalia fetale non idonea a consentire linterruzione di gravidanza
Tutte le volte che si ripercorre questo argomento si avverte netta la sensazione del travaglio che le parti vivono nel processo insieme ai difensori e ai magistrati, tutti con il comune sforzo di far luce sulle ipotizzate responsabilit dei medici.
La lamentela che in questa causa si porta all'attenzione del Collegio riferita ad una mancata rilevazione da parte della clinica della malformazione del nascituro in sede di ecografia morfologica eseguita presso la predetta struttura, nel corso della ventunesima settimana di gravidanza.
Il bimbo viene alla luce privo della mano sinistra.
E' rivolto essenzialmente a ribadire ancora una volta i criteri guida per l'accertamento di queste specifiche responsabilit.
Focalizziamoci quindi su queste basilari regole, senza toccare gli altri aspetti dell'importante pronuncia (per esempio attinenti la possibilit di praticare o meno lecitamente l'interruzione della gravidanza in assenza di un grave pericolo per la salute della donna).
Il genitore che decide di agire per chiedere il risarcimento del danno ha l'onere di provare che la madre avrebbe esercitato la facolt di interrompere la gravidanza (ricorrendone le condizioni di legge) se fosse stata tempestivamente informata dell'anomalia fetale.
L'onere pu essere assolto in base ad inferenze desumibili dagli elementi di prova, quali:
1) il ricorso al consulto medico per conoscere lo stato di salute del nascituro,
2) le precarie condizioni di salute della gestante,
3) le pregresse manifestazioni del pensiero tendenti o propense all'opzione abortiva.
Sul medico grava la prova contraria, cio che la donna non si sarebbe determinata all'aborto per qualsiasi ragione personale.
Partendo dal presupposto che l'arte medica tende a proteggere ad ogni costo il bene primario della salute umana, scegliere l'azione risarcitoria civile solo se si ragionevolmente certi di poter arrivare alla prova del danno in base alle regole dettate dalla Suprema Corte.
Altre informazioni su questo argomento?
Contatta l'avv. Francesco Pandolfi
3286090590
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